It is night: perhaps the fireflies have already started glimmering
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Tags: Bruno, Munari, Choki, Novembre, Japan, lamp
Eishosai Choki, Catching Fireflies, 1795 circa
Muggini, Nella notte buia, Milano 1956
Fabio Novembre, Luciola, 2010
Eishosai Choki, Catching Fireflies, 1795 circa | Muggini, Nella notte buia, Milano 1956 | Fabio Novembre, Luciola, 2010
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In 1956 Munari published Nella notte buia (In the Dark Night), in which the reader becomes immersed, virtually hypnotized by a distant glimmer, crosses a city and a field full of insects, and enters a cave, finding the way out after a forest of stalactites and stalagmites. Munari chose porous black paper to show the night, perforating the last page with tiny circles that float freely on it and then laying it over a sheet of yellow paper so that the circles are transformed into a swarm of fireflies. The fireflies flicker on and off. The fact that they are represented by holes on the black page engenders a sense of instability. When the yellow page is far away, the shadow extinguishes the glimmer, but when the pages touch each other, the yellow shines.


The British Museum in London has a ukiyo-e print by Eishosai Choki (c. 1795) depicting a woman and her son hunting fireflies with a round fan made of bamboo leaves, as was the custom near waterways at dusk in midsummer. The effect of the darkness, extraordinarily deep and velvety, was achieved by dusting the sheet with silvery white mica powder and, after isolating the insects, blowing black ink against the ground.
Fabio Novembre collects fireflies in a cage and turns them into a luminaire, but they continue to flit about.
There is a haiku – the short seventeen-syllable poem that is iconic of Zen masters – by the poet and master Issa: “A giant firefly / that way, this way, that way, this / and it passes by”.


Nel 1956 Munari pubblica Nella notte buia, in cui il lettore si immerge quasi ipnotizzato da un lumicino lontano e attraversa una città, un prato pieno di insetti, entra in una grotta e trova l’uscita dopo una selva di stalattiti e stalagmiti. Munari sceglie una carta nera porosa per far vedere la notte e buca l’ultima pagina con piccoli cerchi che fluttuano liberamente sulla pagina, quindi la sovrappone a una carta gialla per far sì che i cerchi si trasformino in uno sciame di lucciole. Le lucciole si accendono e si spengono. Il fatto che le lucciole siano rappresentate da buchi nella carta nera produce un effetto di instabilità. Quando la carta gialla è lontana l’ombra spegne il lumicino, e quando la carta è bene aderente il giallo brilla.


Al British Museum di Londra è conservata una stampa ukiyo-e di Eishosai Choki (1795 circa) in cui sono rappresentati una donna e il suo bambino mentre vanno a caccia di lucciole con un ventaglio rotondo fatto di foglie di bambù, come era consuetudine intorno alla metà dell’estate al tramonto nei pressi dei corsi d’acqua. L’effetto dell’oscurità che risulta particolarmente morbido e profondo è ottenuto spolverando il foglio con mica bianca argentata e, dopo aver isolato gli insetti, soffiando inchiostro nero sullo sfondo.
Fabio Novembre raccoglie le lucciole in una gabbia e ne fa un lampadario, ma continuano a volare.
C’è un haiku, la minuta poesia di diciassette sillabe dei maestri zen, del poeta-maestro Issa, che così recita: “Una lucciola / fluttuando-fluttuando / passa davanti”. 

 
 
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